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Next Gen Collectors: come i Millennial e Gen Z stanno cambiandio il volto dell’arte contemporanea

Dimentica il collezionista d’arte grigio con giacca in tweed e pipa: oggi l’arte è appesa alle pareti di loft urbani, acquistata via Instagram e condivisa su TikTok. I nuovi protagonisti? I millennial, che trasformano la collezione in un atto personale, digitale e spesso politico.

Negli ultimi anni l’arte contemporanea ha vissuto una rivoluzione silenziosa ma profonda: il profilo del collezionista sta cambiando. Non più solo banchieri, aristocratici e imprenditori “blue chip”, ma sempre più Millenial e Gen Z che usano instagram come galleria, NFT come collezioni e l’estetica come forma di attivismo.

Un mercato in transizione

Secondo il report Art Basel & UBS 2024, i millennial rappresentano la fascia di acquirenti d’arte con la crescita più rapida, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti. In Asia, Shoteby’s riporta che oltre il 40% dei compratori nelle aste di arte contemporanea ha meno di 40 anni.

Tuttavia i dati rivelano anche una flessione: la spesa media dei Millennial “High Net Worth” è scesa da 864.000 a 395.000 dollari nel 2023. Segno di una crescente prudenza o semplice riassestamento dopo il boom post-pandemico?

La digitalizzazione come leva d’ingresso

Questa nuova generazione di collezionisti non entra più in una galleria con una guida in mano, ma naviga su piattaforme come Artsy, partecipa ad aste online, e scopre nuovi artisti sui social.

Cosa acquistano di più i millennial: trend e preferenze

I millennial si stanno affermando come una fascia sempre più rilevante nel mercato dell’arte, con preferenze che si discostano in parte da quelle delle generazioni precedenti. Ecco le tendenze principali emerse da indagini recenti:

Supporti “non tradizionali” e nuovi media: i millennial spendono molto in sculture, installazioni, fotografia, video e filmati rispetto alla pittura classica.
Inoltre, l’arte digitale (NFT, arte generata digitalmente, stampe digitali) è in forte crescita, soprattutto tra i più giovani.

Artisti emergenti vs blue‑chip: molti millennial attribuiscono grande importanza al collezionare opere di artisti emergenti, più che investire su nomi affermati del mercato “blue‑chip”. Solo una minoranza considera il brand come fattore centrale.

Tematiche e stili preferiti: trend come il figurativo, paesaggi “surrealisti” che evocano spazi spirituali, opere che controbilanciano l’identità culturale o radici locali, stanno guadagnando terreno.

Modalità di scoperta e acquisto online: i millennial scoprono arte soprattutto via social media (Instagram, Pinterest, ecc.), marketplace online, gallerie digitali; sono molto più propensi rispetto ai boomers ad acquistare con mezzi digitali.

Fasce di prezzo “accessibili” / piccoli investimenti: molti millennial non partono da cifre esorbitanti; fanno acquisti più piccoli, magari opere meno costose, stampe, edizioni limitate, più che capolavori unici da ore d’asta altissime.

Perché i millennial collezionano arte?

Per i millennial, collezionare arte non è solo una questione di investimento o status sociale: è un atto identitario, emotivo e spesso politico. A spingerli verso l’acquisto non è tanto il valore di mercato dell’opera, quanto la sua capacità di raccontare una storia, riflettere valori personali o sostenere una causa.

Secondo un report di Art Basel & UBS (2023), molti under 40 dichiarano di acquistare arte per connettersi con la visione dell’artista, per supportare talenti emergenti e per esprimere la propria individualità. Il collezionismo diventa così un’estensione della propria estetica e dei propri ideali: dall’ambientalismo alla giustizia sociale, dall’identità di genere alle radici culturali.

A tutto questo si aggiunge una componente esperienziale: l’arte è vissuta anche come un’esperienza da condividere — sui social, in casa, o in spazi ibridi tra fisico e digitale. In un’epoca in cui l’autenticità è una valuta preziosa, i millennial non cercano solo bellezza: cercano connessione, significato e risonanza personale.

Una stampa di un’artista queer di Berlino, un NFT comprato a mezzanotte su OpenSea, una fotografia scattata con un vecchio rullino analogico in Ghana: la collezione dei millennial è un diario visivo, un feed estetico che esce dallo schermo e prende vita.

Verso il futuro

Per i millennial, collezionare arte è un gesto intimo e consapevole: più che status, è espressione di sé. Tra digitale, attivismo e ricerca di autenticità, stanno riscrivendo le regole del collezionismo, trasformandolo in un linguaggio personale e culturale. Il futuro del mercato? Ha già cambiato volto.

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