Cenni biografici

Yayoi Kusama è nata a Matsumoto nel 1929. La sua carriera inizia con la pratica della pittura Nhionga, stile formale dell’Oriente. Figlia di una famiglia alto locata, dall’età di 10 anni inizia ad avere allucinazioni visive e sonore: vede gli oggetti avvolti da un’aura e sente animali e piante parlare. Disegna su carta le sue visioni, e questo diventa il suo strumento di cura. La madre, molto tradizionalista, si oppone e ostacola la vocazione artistica della figlia. Yayoi Kusama nonostante tutto continua a coltivare la sua passione ed arriva a esporre una propria personale –composta da oltre 200 opere- a Matsumoto. Il suo desiderio è però quello di abbandonare il Giappone, è affascinata dalla scena artistica di New York. In particolare rimane colpita dalle opere di Giorgia O’Keeffe, la moglie di Alfred Stieglitz.

New York

Nel 1958 riesce a trasferirsi nella metropoli americana, dove vivrà un periodo di estrema povertà, che affronterà dipingendo. L’anno dopo crea i suoi primi lavori della serie Infinity Yet, tele lunghe quasi una decina di metri. Con la creazione delle Soft Sculpture nel 1961 avviene la svolta : le sue sculture infrangono gli spazi della tela divenendo tridimensionali.

Le ossessioni

Da quel momento la sua carriera artistica si concentrerà sull’esplorazione dello spazio e delle sue ossessioni, che inserisce nelle proprie opere in modo ripetuto, sino all’obliterazione –l’annullamento del pensiero-. Tra gli elementi più famosi dell’artista i pois, presenti in molte delle sue opere, che lei definisce i punti dell’universo.

La Biennale di Venezia

Nel 1993 è invitata ad esporre alla biennale di Venezia, e crea un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche, opera che simboleggia il suo alter ego. Il tema della zucca è ricorrente nelle sue opere, i suoi genitori possedevano un vivaio e vendevano i semi di questa pianta. Inoltre Kusama da ragazza, mentre si trovava nell’orto col nonno, fu colta da un’allucinazione in cui una zucca le parlò con voce umana. L’artista in una intervista ha rivelato di trovare conforto nella forma di questo vegetale.

Yayoi Kusama Museum

A Tokyo nel 2017 è stato inaugurato un museo a lei dedicato – Yayoi Kusama Museum – . Nel corso della sua carriera ha avuto molte importanti collaborazioni, fra le quali quella con Peter Gabriel nel video “Love Town” (1994) dell’ex Genesis e con Marc Jacobs, direttore artistico di Louis Vuitton, con il quale ha realizzato capi artistici che riportano gli ossessivi pois dell’artista.

Kusama Infinity

Quest’anno (2019), il regista Heather Lenz le ha dedicato un documentario, uscito nelle sale cinematografiche italiane nel mese di Marzo. Kusama Infinity, un racconto del talento, delle opere e delle ossessioni dell’artista. Recentemente l’Hirshhorn Museum di Washington ha acquistato la rivisitazione di Phalli’s Field 2017 di Kusama. Si tratta di una leggendaria opera di Yayoi Kusama che debuttò per la prima volta nel 1965 e che ebbe un forte impatto sul mondo dell’arte. In Phalli’s Field in una stanza il pavimento è ricoperto di oggetti fallici di stoffa che vengono moltiplicati all’infinito – creando un campo fallico – per mezzo di uno specchio. Un tentativo dell’artista di esorcizzare la sua paura del sesso. Esistono altre due edizioni dell’opera, una esposta alla Fondation Louis Vuitton di Parigi e una al museo Bojimans Van Beuningen di Rotterdam.

Kusama da anni vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, in Giappone, dove è entrata per curare la sua nevrosi ossessivo-compulsiva, e dove quasi quotidianamente, all’età di 90 anni, continua a dipingere.

 

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