La nuova serie PAC Project Room inaugura con un focus sull’artista curda Zehra Doğan, giornalista, artista visiva e attivista che ha portato nuova attenzione all’arte nata in carcere.

Il tempo delle farfalle

Il progetto “Il tempo delle farfalle. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal”, a cura di Elettra Stamboulis e realizzato in co-produzione con la Fondazione Brescia Musei, è iniziato il 25 novembre 2020 con la pubblicazione sul sito del PAC della documentazione video di una performance dell’artista in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e si completa con l’esposizione di una selezione di opere realizzate dall’artista in carcere e una nuova performance, pensata per il PAC.

Zehra Doğan

Giornalista, fondatrice insieme ad altre della prima agenzia di stampa interamente femminile, artista visiva e attivista, Zehra Doğan (Diyarbakır, 1989) ha inaugurato una nuova attenzione all’arte che nasce dietro i confini delle sbarre, grazie anche ad un processo artistico che mette insieme ascolto dell’altra, pratica femminista, condivisione, utilizzo di materiale estemporaneo e istantaneità dello sguardo.

Gli anni di prigionia

Il 23 febbraio 2017, a causa del suo lavoro da giornalista sul campo e in particolare per un disegno ed alcuni articoli scritti durante il conflitto a Nusaybin, viene condannata a 2 anni e 9 mesi di prigione e detenuta nella prigione femminile di Amed, fino al trasferimento forzato a quella di massima sicurezza di Tarso. A nulla valgono gli appelli dell’artista cinese Ai Weiwei, del PEN club internazionale e di Amnesty International per la liberazione dell’artista come prigioniera d’opinione ingiustamente incarcerata. Anche Banksy le dedica un immenso murales, il Bowery Wall, a New York. In carcere Zehra Doğan crea opere con mezzi di fortuna, disegnando e dipingendo con materiali di scarto come avanzi alimentari, sangue mestruale anche non suo, fondi di caffè e usando come supporti il telo da bagno carcerario, la carta stagnola della sigaretta, le poche lettere autorizzate: tutto diventa materiale su cui resistere attraverso l’arte. I suoi lavori raggiungono l’esterno in modo rocambolesco: se li veste addosso e li affida alla madre in visita che poi li consegna ad una catena di attivisti in contatto con la Francia, sotto la custodia attenta di una piccola rete di persone che si occupa di informazione dell’area medio orientale, in particolare della Turchia.

Il ritorno alla libertà di Zehra Doğan

Liberata il 24 febbraio 2019, viene insignita di numerosi riconoscimenti e una sua installazione viene esposta anche alla Tate. Da marzo 2019 è residente a Londra, dove vive da esule.
Il corpo femminile, ricorrente, metamorfico, perturbante, costituisce uno dei totem principali delle sue composizioni, caratterizzate da occhi molto aperti, che chiedono a noi spettatori di guardare veramente, di aprire lo sguardo oltre le semplificazioni e oltre la continua smemoratezza che ci affligge.

L’opera di Zehra Doğan, fatta delle sue opere d’arte, ma anche della sua posizione nella vita, ci interroga sul senso della felicità, sulle possibilità che ci sono date per entrare in connessione con gli altri attraverso gesti che lasciano il segno.

Il progetto al PAC

Il titolo del progetto al PAC, “Il tempo delle farfalle. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal” è un omaggio a Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal, le tre sorelle che combatterono la dittatura (1930-1961) del dominicano Rafael Leónidas Trujillo con il nome di battaglia Las Mariposas (Le farfalle). Il 25 novembre 1960 Minerva e Teresa decidono di far visita ai loro mariti detenuti in carcere per via della loro militanza politica nella resistenza antitrujillista. Patria, la sorella maggiore, vuole accompagnarle anche se suo marito è rinchiuso in un altro carcere. Le tre donne vengono prese in un’imboscata da agenti del servizio segreto militare, torturate e uccise. Il loro brutale assassinio risveglia l’indignazione popolare che porta nel 1961 all’assassinio di Trujillo e successivamente alla fine della dittatura.
Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiara il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in loro memoria.

“Sono castigata perchè disegno. Sono convinta di poter cambiare le cose con il mio pennello”

Per info sulla mostra visita il sito

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