La Fondazione Pastificio Cerere presenta LOSING CONTROL, la prima personale di Giulio Bensasson a cura di Francesca Ceccherini, che si estende lungo gli spazi del silos e il sotterraneo del mulino, entrambi ricavati dal recupero dell’antico Pastificio Cerere. Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’avviso pubblico Lazio Contemporaneo e sarà aperto al pubblico su prenotazione da giovedì 15 aprile a giovedì 10 giugno 2021.

LOSING CONTROL si compone di due installazioni site specific esito di una ricerca avviata dall’artista nel 2019, dedicata al tema della perdita del controllo e dei fenomeni che questa origina. Ogni contesto della vita umana – da quello sociale e politico, a quello educativo e religioso – è connotato dalla ricerca del controllo, elemento alla base della generazione di confini, reali o immaginari, e della manifestazione di fenomeni quali l’ossessione e l’illusione, che rendono illeggibile o distorto l’esistente nella sua spontanea condizione.

Losing Control #1

Realizzata nel sotterraneo Spazio Molini – in cui originariamente veniva prodotta la semola – interroga la perdita di controllo che si manifesta nel quotidiano dei luoghi in cui viviamo, restituita attraverso un percorso percettivo dedicato alle forme ossessive di cancellazione: l’idea del “pulire, detergere, coprire” come eliminazione del memento mori, ossia di ciò che simbolicamente ci ricorda l’inevitabile fine della vita. Tre volumi scultorei sono costruiti attraverso una composizione di piastrelle, realizzate a mano dall’artista con la tecnica del calco, per formare superfici nitide e luminose che risultano maniacalmente pulite, ordinate e razionali: presenze delicate e stranianti in totale contrapposizione con le pareti consumate dalle muffe e dall’umidità che disegnano il luogo.

Le tracce di dismissione dello spazio – che da anni non assolve più alla sua funzione originale – testimoniano un movimento costante e inesorabile di deterioramento. Per contrasto, le superfici bianche delle piastrelle si inseriscono come presenze surreali e illusorie che evocano un rassicurante senso di staticità, controllo e pulizia. Sono parte di questo rapporto, fatto di opposizioni formali e simboliche, anche un’opera di natura sonora, progettata con Filippo Lilli, e una scultura olfattiva: un suono statico, profondo e senza ritmo, produce un effetto di repulsione/attrazione mentre diffusori per ambiente sprigionano un profumo di pulito estraneo allo spazio fatiscente.

Giulio Bensasson, Non so dove non so quando, diapositiva d’archivio, 2016, Courtesy dell’artista

Losing Control #2

L’installazione Losing Control #2, realizzata nel silos, si compone di un grande light box e di piccole diapositive illuminate attraverso visori vintage. Nell’ex magazzino del grano – oggi un whitecube – la prospettiva longitudinale diviene espressione per la fuga di luce emessa dal light box, la cui immagine è l’ingrandimento di una diapositiva ritrovata in un vecchio studio di Roma. L’immagine, che in origine catturava un momento preciso e una memoria personale, è oggi l’esito del lavoro incessante di muffe e funghi che hanno sciolto nel colore ogni rappresentazione e liquefatto le pellicole negli acidi che le compongono. Il tempo, che su queste immagini ha assunto ogni controllo, origina un processo di decomposizione spontanea che deforma l’immagine originale lasciando nascere nuovi paesaggi di colore, forme astratte e organiche, universi fluorescenti. Parte dell’archivio Non so dove, non so quando (2016) che raccoglie centinaia di pellicole recuperate e numerate dall’artista, le diapositive sono come vanitas del tempo presente, nature morte riesumate dalla storia recente a cui viene offerta una seconda vita post mortem. Risultato di un processo caotico durato oltre quarant’anni, le diapositive diventano anche indizi sul funzionamento della memoria umana, incapace di conservare i ricordi, e tracce di quello che la chimica del tempo ha cancellato.

Tra i due piani contrapposti in cui si collocano gli spazi espositivi della Fondazione Pastificio Cerere e le due installazioni di LOSING CONTROL si giocano gli esiti originati dalla perdita del controllo. Se in Losing Control #1 si svelano quei meccanismi psicotici propri della società occidentale legati al desiderio ossessivo di controllare, a causa del quale gli individui tendono a cancellare dalla propria esistenza ogni traccia della caducità, in Losing Control #2 la perdita del controllo, qui sotto il dominio del tempo, diventa un processo generativo che simultaneamente distrugge e crea, cancella e compone nuovi paesaggi di senso.

Il progetto espositivo sarà accompagnato dalla pubblicazione di un sito web dedicato alla mostra e da un volume edito da DITO Publishing, con contributi critici di Francesca Ceccherini, Marinella Paderni, Alfredo Pirri, Stefano Velotti e illustrato da un’ampia documentazione iconografica delle opere presentate.

Biografia

Giulio Bensasson (Roma, 1990) vive e lavora a Roma. La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione. Tra i soggetti al centro del lavoro, il tempo è elemento primario presente in molte sue opere, materiale espressivo attraverso il quale indaga il trasformarsi della materia e i processi aleatori che vi si manifestano. Nella sua ricerca esplora possibili restituzioni legate al tema della memoria e della natura morta, il genere che rappresenta da sempre l’attenzione dell’arte per il reale, il banale e il quotidiano, soggetti a cui Bensasson si rivolge costantemente. Ha conseguito il diploma in Pittura e il diploma specialistico in Scultura e nuove tecnologie applicate allo spazio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Tra il 2012 e il 2015 ha lavorato come assistente presso lo studio romano di Baldo Diodato e ha collaborato con il collettivo bolognese Apparati Effimeri (2013).

Attualmente lavora come assistente per l’artista Alfredo Pirri. Tra le mostre collettive: Don’t try this at home, Antilia Gallery (2020); Now and forward pt.II, emerging artists in Rome, an expanding field, Temple Gallery, Roma (2019); AIR4, Galleria Ravnikar, Ljubljana, Slovenia (2018); Mirabilum archiva, Castello di San Vito al Tagliamento (2017-2018); Plantarium, Casa dei Carraresi, Treviso, (2016); Uscita d’emergenza, MACRO Testaccio, Roma (2015); L’immagine insepolta, Galleria Hybrida Contemporanea, Roma (2014). Nel 2019 è stato ospite nella Residenza Macro e il Talent Prize gli ha riconosciuto una menzione speciale nel 2020.

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