L’arte ai giorni nostri: cosa vuole comunicarci?

In questa particolare epoca storica “galleggiamo” nelle immagini. Ne vengono prodotte in grandi quantità e vengono diffuse attraverso i social e la rete per tutto il globo. Il mondo dell’arte si è allargato. Dobbiamo capire allora quale sia il ruolo dell’arte ai nostri tempi. Oggi è difficile tracciare una linea di confine netta fra l’opera ed il mondo. Diventa quindi sempre più complesso riconoscere un’opera d’arte “vera”.

 

L’arte bella si comprende meglio

L’arte ai tempi del rinascimento tendeva alla rappresentazione di un “mondo ideale”. Un’idea platonica guidava i gusti verso la rappresentazione di un mondo simmetrico ed ordinato. Questo bisogno di ordine ha portato alla nascita della prospettiva binoculare unicentrica. Con essa nel dipinto tutte le linee convergono verso un unico punto di fuga.

La prospettiva è un sistema inventato dall’uomo per avvicinarsi al mondo ideale. Ma non è una rappresentazione veritiera della nostra realtà, caotica ed eccentrica. Questo tipo di raffigurazione idealizzata tuttavia, rende meno complesso il rapporto fra il fruitore e l’opera. Il dipinto è inoltre delineato dalla sua cornice, la scultura ha il suo basamento, e questi elementi aiutano a tracciare i confini dell’opera d’arte. Per di più, la rappresentazione idealizzata incanta grazie alla sua irreale bellezza. Le competenze tecniche del pittore o dello scultore sono ben riconoscibili, e questi elementi aiutano ad apprezzare con più facilità l’opera.

piero della francesca la città ideale

La città ideale, databile fra il 1480-1490. Tempera su tavola probabilmente realizzata da Piero della Francesca. Conservato alla Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

 

Tutta colpa di Duchamp

Quando allora i rapporti fra fruitore ed opera si sono complicati? Possiamo dare la colpa- o il merito- a Marcel Duchamp, pittore e scultore nato in Francia nel 1887 e vissuto negli Stati Uniti. Duchamp ad un certo punto smette di dipingere. Ad un tratto è come se si sedesse ad osservare gli oggetti che lo circondano, e a sua discrezione li spostasse dal mondo reale allo spazio dell’opera.

Viene da chiedersi quindi perché lo faccia. Allora a questo punto qual è la differenza fra opera d’arte e mondo? Quindi lo può fare chiunque? Tutti possono essere artisti? L’oggetto comune, quando portato all’interno dello spazio dell’opera (ready-made), fa porre domande. Domande che sono uguali per tutti. Questo è dovuto allo spostamento dal piano materiale ad uno teorico, ed è la forza della produzione di Duchamp.

L’arte inizia a discostarsi dalla bellezza, e l’estetica (materia che studia il riconoscimento del bello), diviene filosofia dell’arte. Si vuole che l’artista diventi più simile all’uomo. Quello che l’arte contemporanea ci comunica oggi, l’ha già detto Duchamp.

marcel duchamp marcel duchamp marcel duchamp

Si interrompe la progressione

Dopo il Medioevo e il così detto “periodo buio”, c’è il risveglio della ragione. Da quel momento in poi, siamo abituati a pensare all’arte come un sistema di progressione. Da Cimabue a Giotto, poi Raffaello, Michelangelo e così via…

Nel ‘900 questo sistema si interrompe. Nascono le avanguardie. Questa interruzione nel sistema di progressione crea tanti problemi con l’arte contemporanea. Questo la rende più difficile da comprendere.

jeff koons rabbit

Tutti abbiamo sentito parlare del coniglietto da 90 milioni di dollari della pop star dell’arte Jeff Koons. Ebbene, Koons non sa dipingere né scolpire. Il suo coniglietto è una riproduzione in metallo di un coniglio gonfiabile. Vediamo noi stessi riflessi nell’opera. Anche qui, è presente l’influenza di Duchamp.

L’ultimo gruppo artistico

Gli artisti dei nostri tempi, non fanno più parte di movimenti e gruppi artistici. Uno degli ultimi gruppi, è stato quello degli YBA (Young British Artist). Gli YBA nascono nel periodo storico in cui negli USA nasce e fiorisce il capitalismo con Ronald Reagan, in Inghilterra c’è Margaret  Tatcher. In Italia PCI, PSI, Democrazia Cristiana.

Negli anni ’90 ad un certo punto, tutto si frammenta. Il comunismo crolla, i governi cambiano. C’è una rivoluzione. In Gran Bretagna Tony Blair rivoluzione la cultura e l’arte. In Inghilterra un gruppo di artisti del Goldsmiths College inizia a fare mostre, e diventano famosi.

Il più celebre del gruppo è Damien Hirst. L’Inghilterra, paese molto sensibile agli scandali, viene sconvolta dalle opere di questo artista. Fra le più raccapriccianti, lo squalo in formaldeide, e “mother and child”, che si compone di mucca e vitello tagliati a metà e divisi. Intere teche di Hirst rappresentano il concetto di morte, una testa di mucca che marcisce, delle mosche. L’opera più recente di Hirst è composta da una teca piena di pillole colorate (ricostruzione), che simula l’ipocondria, la paura della morte e delle malattie.

Si fa sempre più sottile il confine fra mondo dell’arte e realtà.

Damien Hirst

Damien Hirst- squalo in formaldeide

 

Damien Hirst

Damien Hirst- “Mother and child”

 

Un artista “nuovo”

Il passaggio dall’arte che rappresenta un mondo ideale a quella più vicina al mondo reale, porta ad un cambiamento anche a carico dell’artista stesso. Se si assottiglia il confine fra arte e realtà, anche l’artista si avvicina sempre di più all”uomo”. Per poter cogliere queste differenze, possiamo analizzare due ritratti: quello di Caspar David Friedrich e l’autoritratto di Courbet. Il dipinto che ritrae Friedrich conferma l’idea dell’artista classico, che lavora nel suo studio. Courbet fa invece qualcosa di nuovo. Vuole mostrare di essere all’interno del mondo mentre dipinge. Il mondo entra nel suo studio.

Caspar David Friedrich

Georg Friedrich Kersting, Caspar David Friedrich in his Studio 1819, oil on canvas, 51 x 40 cm. Nationalgalerie, Berlin

 

Atelier del pittore Courbet

L’atelier del pittore (L’Atelier du peintre), olio su tela di Gustave Courbet, realizzato nel 1854-1855 e conservato al museo d’Orsay di Parigi.

 

Altri esempi possono essere la fotografia di Duchamp, ritratto davanti alla scacchiera. L’immagine di Koons, che non dipinge, ma guarda in camera e sorride. Lo spazio fra lui e le opere è occupato da chi crea al suo posto. Questo è il frutto del cambiamento di prospettiva apportato da Duchamp all’essere artista.

Marcel Duchamp

Marcel Duchamp

jeff koons

Jeff Koons

 

Cosa ha perso l’arte contemporanea?

Forse questo interrogativo può sembrare offensivo nei confronti dell’arte contemporanea, ma è una realtà che va valutata. L’arte ha perso la bellezza, il confine netto fra essa ed il mondo si è assottigliato, e l’artista è cambiato. Mentre prima l’artista era il depositario del sapere manuale ed aveva talento, ora no. L’artista non è più colui che fa, e sarebbe riduttivo dire che ora è colui che “pensa”.

Dunque chi è l’artista contemporaneo?

Qualcuno che pensa, che non necessariamente fa, che sicuramente ha qualcosa da dirci. Un bisogno comunicativo che lo porta a cercare interazioni attraverso l’opera. L’artista contemporaneo è innovativo, non ricerca solo la bellezza dell’opera, ma vuole provocare un impatto emotivo al fruitore.

Spesso per comprendere l’opera contemporanea è necessario conoscere alcune informazioni in merito all’artista o al progetto. Per questo il percorso è tortuoso, quasi nessuno ci racconta l’opera. Questo è un problema dell’arte contemporanea che va tenuto presente.

 

felix gonzalez torres

Opera di Felix Gonzalez Torres, realizzata nel 1991. Opera senza titolo, sottotitolo “Ritratto di Ross”.
Questa opera è composta da una montagna di caramelle, e chiunque può avvicinarsi e portarne via una.
Il mucchietto iniziale di caramelle ha il peso di Ross, compagno dell’artista morto prematuramente a causa dell’AIDS.
Lo spettatore che si avvicina e prende la caramella si rende partecipe del lutto di Ross. Ogni caramella è una parte dell’uomo che Gonzalez amava. Un lutto rivissuto in modo allegro.
Senza le informazioni sul progetto, l’opera non riuscirebbe a comunicare efficacemente con il fruitore. Ecco perchè alcune informazioni sull’opera sono essenziali per comprendere l’arte contemporanea.

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