Si è appena conclusa a Verona la 18° edizione di Artfarm. All’evento è stata presentata anche l’installazione “Kroll” realizzata da Federico Ferrarini in collaborazione con l’architetto Nico Sandri e il compositore Paolo Piaser, e a cura di Camilla Compagni.
Kroll

L’installazione Kroll è stata presentata in occasione della 18° edizione di Artfarm, dal tema “Approssimazione”, che si è svolta dal 28 al 30 Giugno 2019 a Pilastro di Bonavigo, Verona. Kroll è un’opera ambientale di dimensioni variabili, pensata in questa occasione per essere inserita in uno degli essicatoi del tabacco della struttura seicentesca di Ca’ Ottolina in provincia di Verona ed invaderlo completamente creando una sorta di mondo parallelo dove il rapporto tra spazio, opera e suono genera un’esperienza immersiva e totalizzante. Kroll è un’opera installativa dalla forte connotazione plastica spaziale che eppure si presenta, piuttosto che come progetto finito, come un “contenitore di possibilità”, come un qualcosa di aperto, mutevole, in divenire. La scelta di un titolo intraducibile, ruvido, senza un significato specifico -e proprio per questo in grado di stimolare una fruizione del lavoro assolutamente personale- implica da solo la spinta ad estraniarsi da qualunque contesto e l’allontanamento da ogni punto di riferimento.

L’installazione

L’installazione si presenta come tentativo di superare il concetto di limite verso cui tende tutta la nostra esperienza del mondo e che alimenta le tradizionali riflessioni sulla visione e sui meccanismi della rappresentazione. Lo spunto viene dal fatto che recentemente l’osservazione simultanea condotta da otto radiotelescopi sparsi in tutti i continenti ha consentito di ricostruire la “fotografia” di un buco nero, di un corpo celeste dalla forza attrattiva pericolosa ma assolutamente necessaria a mantenere l’equilibrio di un’intera galassia. Con la tecnologia è stato possibile quindi rendere immagine una presenza invisibile, a cui però abbiamo dato una forma, il buco, e attribuito addirittura un colore, il nero, segno che il desiderio di indentificazione con la realtà è un qualcosa di indispensabile alla comprensione dei fenomeni, come a renderli più presenti a noi stessi. Entrando in un ambiente dove tutto questo è reso tangibile, dove questo confine tra spazio e tempo è indagato e reso fisicamente, la dimensione a cui apparteniamo è di forza messa in discussione per crearne una nuova. Kroll imprevedibilmente crea un piano altro che riporta a quel termine “multiverso” coniato da William James alla fine del XIX secolo per delineare la possibilità che possano esistere più universi oltre al nostro, mondi ulteriori a cui inconsapevolmente potremmo appartenere senza averne mai la certezza assoluta. Posti singolarmente di fronte al fatto che le possibilità sono molteplici e che le alternative ci sono sconosciute, ritroviamo questioni intime, una misura che sfugge nella moltitudine.

kroll

Il progetto di Federico Ferrarini

Federico Ferrarini partendo da un singolo atomo crea un nuovo cosmo, assembla un costrutto nervoso che ricalca lo stereotipo visivo del buco nero e che si riproduce instancabilmente come fosse materia organica fino a diventare ambiente. Il monolite, elemento ancestrale e primo segno alla base della sua pittura, diventa elemento fisico che rivendica la sua presenza nello spazio attraverso cui ci muoviamo seguendo un percorso già definito. Pensando alla qualità dell’architettura in questione Nico Sandri ha sviluppato un progetto che prevede un’osservazione attiva dell’installazione, occorre infatti percorrere un tragitto in salita che porta ad isolarsi dalla realtà e per iniziare superare un muro che funziona da membrana con quanto rimane all’esterno. In questo contesto il suono studiato da Paolo Piaser svolge un ruolo determinante, quello che sentiamo mentre siamo avvolti solo da una luce soffusa sono grani di suono impregnati di caos e rumore in continuo movimento, è la scoperta dell’immagine a portare sollievo ad una presenza sonica sotterranea costante, ma i cui punti di origine rimangono incollocabili nello spazio. Come il buco nero non può essere osservato direttamente ma la sua presenza è rilevata attraverso gli effetti che produce sulla materia circostante, così Kroll è un’installazione completa solo nell’esperienza che genera.

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