L’iniziativa si chiama “Do ut do”, ovvero “dare per dare”, ed è giunta alla quarta edizione.

Do ut do nasce da un’idea semplice e genuina di Alessandra d’Innocenzo, ovvero quella di creare una raccolta fondi attraverso opere di arte contemporanea. Questa idea è stata poi messa in pratica attraverso la realizzazione di una biennale d’arte contemporanea itinerante, che coinvolge in primis il territorio italiano.

Il dono

L’iniziativa si è poi concretizzata grazie al dono. Le opere della biennale sono infatti frutto di donazioni di artisti e collezionisti che hanno sposato la causa. Questa quarta edizione è stata nominata “La morale dei singoli”, e nasce da un importante obiettivo etico: riflettere, attraverso l’arte, sul rapporto tra le morali individuali e la responsabilità sociale per realizzare obiettivi comuni, condivisi e misurabili.

Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus

Do ut do è un contenitore di iniziative culturali dell’Associazione Amici della Fondazione Hospice che ha lo scopo di raccogliere fondi a favore della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus.  La Fondazione è un ente no profit nato nel 2002 che gestisce gli Hospice Bentivoglio, Bellaria e Casalecchio e l’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa – ASMEPA –.  L’ Onlus opera con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie in fase avanzata e progressiva e sostenere le famiglie. Le aree di intervento riguardano l’assistenza  residenziale e ambulatoriale, la formazione dei professionisti, la ricerca scientifica e la divulgazione delle cure palliative. I servizi offerti dalla Fondazione Hospice sono completamente gratuiti grazie all’accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale e ai donatori che ne sostengono il progetto.

dono donare

Ogni due anni Do ut do propone eventi dedicati all’arte, al design e alle eccellenze della cultura coinvolgendo artisti, gallerie, istituzioni, imprese, collezionisti.

La morale dei singoli

Questa edizione vede come tutor Alessandro Mendini e Philip Rylands. Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, ha scelto di ospitare la mostra Do ut do. Pompei è  infatti da sempre luogo di arte contemporanea, di ricostruzione, è aperta al dialogo col nuovo e pronta a sostenere la causa morale. La mostra a Pompei è stata inaugurata il 14 giugno e sarà visitabile fino al 1 Dicembre 2019. Le 36 opere donate da artisti italiani e internazionali della collezione doutdo 2019 saranno esposte nelle sale del Portico Nord della Palestra Grande del sito archeologico di Pompei, ubicate davanti all’Anfiteatro.

Massimo Osanna- Parco Archeologico di Pompei

Massimo Osanna, ha commentato con queste parole la scelta di ospitare l’evento:

“Ritengo che Pompei sia un luogo di ogni tempo, entrato nell’immaginario collettivo non solo in quanto testimonianza unica di una civiltà del passato, ma anche in quanto esempio estremo della fragilità di noi esseri umani e della assoluta impossibilità di aver il controllo sulla natura o sul divino. Questa riflessione che non ha lasciato mai nessuno indifferente – archeologi, artisti, letterati, pittori – oggi continua a vivere e a trasmettere l’importanza del mantenere vivo il passato come monito per il presente”.

Andrea Viliani- Madre di Napoli

Andrea Viliani, Direttore del museo Madre di Napoli e compartecipante al progetto, ci racconta così la mostra:  “L’esposizione nel braccio nord della Palestra grande inizia con una parola, un neon di Maurizio Nannucci, che è “Think” cioè “Pensa”, e finisce con il rapporto tra la terra (che potrebbe essere la terra di Pompei) e le stelle, la polvere degli anelli di un satellite di Saturno ripreso dalla sonda Cassini. Pompei è una macchina dove si è sempre pensato ed è la cosa più simile che abbiamo ad una macchina del tempo. Un tempo in cui celebriamo quello che ci unisce e non quello che ci divide: celebriamo i singoli e la nostra morale”.

think maurizio nannucci doutdo                                 doutdo pompei

Queste le parole spese da Andrea Viliani nei confronti dell’iniziativa:

“Il museo, anche quello senza muri di André Malraux, è la libertà dell’arte di esistere come forma di alterntiva sensibile e intellettuale: libertà di interpretare, approfondire, personalizzare, condividere e cambiare il mondo.
In questo senso il museo è un “intellettuale pubblico”.
Ospitare do ut do ha significato rendersene nuovamente conto: riscoprire e rifare propria l’arte come esperienza sociale e fondativa di una comunità, come collaborazione critica, come sperimentazione del non-ancora-esistente che rende la nostra esistenza più degna di essere vissuta, e ce ne rende responsabili verso gli altri, riplasmando il nostro comune destino.”

Il tema di quest’anno è intenso in quanto pone l’accento sulla “rivoluzione” etica che può essere innescata dalla responsabilità individuale e dalle azioni di ognuno di noi, dando prova del potere che il singolo possiede quando si mette in connessione con gli altri, generando una sensibilità collettiva responsabile nei confronti della propria comunità.

Visita il sito di Pompei per scoprire di più sull’evento!

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