Photo: collection of Steven Johnson and Walter Sudol.

A Berlino dal 9 Febbraio al 5 Maggio 2019 presso l’ Institute for Contemporary Art sarà ospitata una mostra dedicata a David Wojnarowicz (Red Bank 1954- New York 1992), artista, fotografo, scrittore ed attivista per i diritti delle persone affette da AIDS.

 

David Wojnarowicz

David Wojnarowicz è originario del New Jersey. Trascorse la sua infanzia in periferia. Fu vittima di abusi da parte dei genitori e crebbe come senza tetto fra le strade di New York, dove frequentò per un breve periodo la High School of Performing Arts (dal 1970 al 1973), che poi abbandonò. Vide l’approdo del Pier 34, che negli anni Settanta divenne uno spazio importante in grado di raccogliere le energie artistiche dell’underground della città. La sua attività artistica si avviò verso la fine del decennio e continuò per tutti gli anni ottanta. Omosessuale, negli anni settanta ha realizzato la serie di fotografie Arthur Rimbaud in New York, nella quale Wojnarowicz ritrae i suoi amici per la città mascherati con il volto del poeta francese. Morì per complicazioni legate all’AIDS nel 1992, all’età di 37 anni.

Opere

Una delle sue opere più ricordate è il manifesto “One day this kid…”– un giorno questo bambino. Nell’opera una fototessera che ritrae Wojnarowicz da bambino,  è incorniciata da un testo che ne descrive il triste futuro:

«Un giorno questo bambino farà qualcosa per cui uomini in uniforme da prete o rabbino, vorranno la sua morte. Un giorno dei politici emaneranno leggi contro questo bambino. Un giorno le famiglie daranno informazioni false ai propri figli per rendere insopportabile la vita di questo bambino, indurlo al suicidio, al rischio di farsi uccidere o ridurlo al silenzio e all’invisibilità. Ma un giorno questo bambino parlerà».

© Whitney Museum of American Art, New York

 

Il dolore del suo trascorso è presente in ogni sua opera, ed insieme alla sofferenza c’è la rabbia per una società che ostacola la sua esistenza, che lo confina fra i “diversi”, coloro che vanno temuti e allontanati.

Un’altra opera importante dell’artista è “Untitled (Hujar Dead)” , una serie di fotografie del 1987 che ritraggono il fidanzato Peter Hujar sul suo letto di morte. Su queste immagini si leggono parole che articolano fantasie di vendetta:

«Porto con me questa rabbia come un uovo pieno di sangue…».

L’attivismo

Proprio grazie a questo carico di emozioni, negli ultimi anni della sua vita verrà riconosciuto fra i maggiori attivisti scrittori e artisti per i diritti dei malati di AIDS. Tra le sue opere emergono anche i suoi autoritratti, in cui Wojnarowicz appare con la bocca cucita, o sepolto nella terra con solo il viso scoperto.

Poco prima di morire, scrisse una provocazione:

«Immagino come sarebbe se ogni volta che un amante, un amico o uno sconosciuto muore di Aids, i suoi amici, amanti o vicini prendessero il suo corpo morto, guidassero per un centinaio di chilometri, fino a Washington DC, oltrepassassero i cancelli della Casa Bianca e lo buttassero sulla scalinata principale».

Questa fantasia artistica consolatrice, trovò in seguito la sua dimensione reale. Nel 1996, a quattro anni dalla sua morte, ACT UP organizzò l’Ashes action (azione delle ceneri), e centinaia di attivisti lanciarono le ceneri dei loro cari persi a causa dell’AIDS oltre la recinzione della Casa Bianca, sul prato verde e pulito. Tra queste ceneri vi erano anche quelle di David Wojnarowicz, sparse dal suo amante Tom.

Nel corso di un dialogo per Interwiew Wojnarowicz disse: quando questo corpo cederà, vorrei che parte della mia esperienza mi sopravvivesse”.

E come scrive Laing Olivia in “città sola”, libro che descrive la New York buia dell’emarginazione attraverso racconti di vita di artisti come Wojnarowicz :

“David è anche sul prato della Casa Bianca, nel cuore pulsante dell’America, e si oppone all’esclusione fino alla fine”.

La mostra

La mostra presentata a Berlino sarà la prima a concentrarsi esclusivamente sull’opera fotografica e cinematografica di Wojnarowicz. Presenterà oltre 150 lavori tra cui fotografie, stampe di prova, serigrafie, film 16 mm e super-8 e lavori video collaborativi. Successivamente la mostra si recherà alla Morris and Helen Belkin Art Gallery a Vancouver (CA).

Per maggiori informazioni sulla mostra consulta il sito!

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