La 58°edizione della Biennale d’Arte di Venezia si avvicina… In tutto sono 79 gli artisti invitati ad esporre all’edizione di quest’anno. In questo articolo vi parliamo di 5 partecipanti, tutte donne dalla personalità artistica unica.

Yin Xiuzhen Anicka Yi Kaari Upson Hito Steyerl Andra Ursuta

Yin Xiuzhen

La prima delle artiste che vi vogliamo presentare è Yin Xiuzhen. Nata nel 1963 a Beijing (Cina), l’artista si esprime con la scultura e le installazioni.

Utilizza oggetti che si legano ai ricordi, spesso tessili, per mostrare la connessione fra la memoria e l’identità culturale della persona. La sua formazione è partita dalla pittura ad olio, appresa nel dipartimento di Belle Arti della Capital Normal University a Pechino fra il 1985 ed il 1989. Yin in seguito alla laurea ha insegnato per qualche anno alla scuola superiore dell’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino.

La sua opera più nota è “Portable City”. L’installazione è costituita da una serie di strutture che l’artista ha realizzato con abiti raccolti in diverse città, e modellate in modo da ricreare la forma di edifici, e poi disposte all’interno di valigie. Yin realizzò oltre 40 valigie per le varie città visitate, riproponendo quindi le sue percezioni sui luoghi visitati, in un’epoca di globalizzazione.

In un altro suo celebre progetto intitolato “Fashion Terrorism” l’artista utilizza tessili e valigie per affrontare i temi di sicurezza e fiducia. Yin con gli abiti ha riprodotto la forma di armi e altri oggetti non trasportabili in aereo, e quindi li ha fatti imballare in una valigia.

Ciò che più di ogni altra cosa interessa a Yin, è di riuscire a creare, tramite le sue opere, un’apertura al dialogo con lo spettatore.

Come affermato dal critico Phyllis Teo, Il suo lavoro sprigiona un senso di comunità e appartenenza al pubblico, grazie al suo calore e alla nostalgia che possiede.

 

Anicka Yi

Nata nel 1971 a Seoul, in Corea del Sud . Anicka è unica nel suo genere per tanti motivi, ma in particolare per il modo originale con cui si approccia al mondo dell’arte. Il suo lavoro può essere definito come l’unione fra fragranza, cucina e scienza. È nota per le installazioni che coinvolgono i sensi, in particolare l’olfatto, e per le sue collaborazioni con biologi e chimici.

All’età di due anni si trasferì con la sua famiglia dalla Corea all’Alabama e poi in California. L’artista attualmente vive e lavora a New York.

Dopo essersi diplomata all’Hunter College, ha vissuto a Londra, dove ha lavorato come freelance per diversi anni in veste di stilista e copywriter. All’età di 30 anni iniziò a sperimentare con l’arte mentre iniziavano i suoi interessi per la scienza e i profumi. Ha prodotto le sue prime opere ufficiali nel 2008,  quando è stata membro di Circular File, un collettivo di artisti, insieme a Josh Kline e Jon Santos. Nella sua pratica Yi usa il profumo, la tattilità e la deteriorabilità come mezzo per riconfigurare i termini della filosofia scientifica e dei sensi in un mondo prevalentemente di arti visive.

Fra i materiali utilizzati da Yi possiamo trovare tempura, fiori fritti, tele realizzate con sapone, soffioni in acciaio inossidabile, pillole di olio di pesce. Anicka Yi è in grado di creare sculture, dipinti e installazioni con materiali come il sapone, le patatine, il latte o il gel per capelli. Queste realizzazioni valgono più dell’apparenza, valgono più del materiale e dell’ingegno utilizzati. Hanno una dimensione tattile e olfattiva, in grado di giocare sul paradosso fra l’eternità, l’eternità dell’arte e l’impermanenza. Come affermato dalla stessa artista, ciò che le interessa è la connessione tra i materiali e il materialismo, la digestione consumistica e il metabolismo culturale.

 

Kaari Upson

Nata nel 1972 a San Bernardino, in California. Kaari è diventata celebre a seguito della sua opera “The Larry Project” (2007). Tutto ebbe inizio quando l’artista entrò in una grande casa abbandonata, e fra i resti di un incendio trovò molte lettere e documenti, oltre che un materasso in ogni stanza dell’abitazione. Da quel momento Upson iniziò a porsi domande su quegli oggetti, e a dare una identità immaginaria al loro proprietario. Così nacque Larry.  Iniziò a produrre dipinti, video, persino una bambola di Larry su vasta scala. Il tema dei corpi assenti continua ad essere presente nei suoi progetti di letti e divani in silicone, dalle forme bizzarre e dimesse. Le sue principali mostre personali includono quelle tenutesi presso l’Hammer Museum di Los Angeles, la galleria Maccarone di New York e Massimo De Carlo a Londra.

 

Hito Steyerl

Regista, artista visiva e scrittrice. Le sue opere si concentrano sul ruolo dei media, della tecnologia e della circolazione globale delle immagini. Steyerl ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna. Attualmente è docente di New Media Art presso l’Università delle Arti di Berlino, dove ha co-fondato il Centro di ricerca per Proxy Politics, insieme a Vera Tollmann e Boaz Levin. L’artista è nata il 1 gennaio 1966 a Monaco di Baviera. Ha frequentato il Japan Institute of the Moving Image e successivamente ha studiato all’Università di Televisione e Film di Monaco. Hito è fra le artiste più attive del nostro tempo, e le sue riflessioni sulla possibilità di pensiero critico nell’era digitale hanno influenzato il lavoro di numerosi artisti.

 

Andra Ursuta

Artista rumena nata nel 1979 a Salonta. Vive e lavora a New York. Le sue opere sono coperte da un fascino grottesco e spesso affrontano temi controversi che prendono spunto da fatti reali, cronaca o dalle proprie memorie.

Le sue opere hanno un linguaggio satirico e tragicomico, e vogliono stimolare una riflessione sulle nostre credenze, i nostri stereotipi e sulla loro fisiologica evoluzione nel corso del tempo.

Uno dei suoi più noti progetti è intitolato “Vanilla Isis” e affronta il tema degli estremismi sotto un punto di vista bizzarro. Un’opera che analizza la comunicazione messa in pratica dai gruppi terroristici, che tramite l’utilizzo del web e della tecnologia, si appropriano di immagini di locandine di film e di scenari noti, per affascinare i giovani più suscettibili. In modo assurdo tutto parte da un’immagine della nostra cultura la cui forza propagandistica è nelle mani del terrore. “Vanilla Isis” si concentra sul pubblico vittima di tale propaganda, una gioventù straniera, insoddisfatta e impressionabile, che lei definisce “gioventù alla vaniglia”.

Nell’opera riproduce l’intrattenimento creato dagli estremisti utilizzando la musica, una cover del brano “Sex Pistol Anarchy in the UK”, interpretata con le caratteristiche degli inni dell’Isis, e un lancia palline da baseball che scaglia pietre contro un muro di mattonelle color carne livida. Gli elementi in questo modo si mischiano e confondono, rendendo sempre più debole il confine fra bellico e giocoso, fra ciò che è divertente e ciò che è violento e letale. L’artista ha esposto in numerose mostre presso le principali gallerie e musei, tra le quali la Gagosian Gallery, Atene e il Blum & Poe, a Los Angeles.

 

 

 

 

 

 

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